Alla Camera dei Deputati, il governo ha incassato due voti di fiducia sulla riforma della legge elettorale — 226 e 227 sì — segnando un momento in cui la maggioranza ha scelto di ridisegnare le regole del gioco democratico con la stessa determinazione con cui, un tempo, le criticava. La riforma reintroduce le preferenze e modifica la raccolta delle firme, toccando nervi profondi sulla rappresentanza e sulla partecipazione. Mentre l'opposizione prepara ricorsi costituzionali e un deputato digiuna da sette giorni in segno di protesta, il voto segreto di giovedì si avvicina come un verdetto che n
Governo incassa doppia fiducia su legge elettorale, sguardi su giovedì
Se non vi fidate dei vostri parlamentari, come potete chiedere il voto degli italiani?
Perché il governo ha scelto di usare la fiducia su una riforma così importante? Non è una mossa che di solito genera consenso.
Tecnicamente, la fiducia permette di accelerare i tempi e di evitare che ogni articolo venga smontato pezzo per pezzo. Ma hai ragione: è una scelta che irrita l'opposizione, soprattutto perché Meloni stessa l'aveva criticata in passato.
Però dobbiamo essere precisi: la fiducia è stata posta solo su alcuni articoli, non sull'intera riforma. E i numeri nei voti palesi sono stati solidi, 226 e 227 sì. Non è come se il governo stesse forzando con margini risicati.
E il voto segreto di giovedì? Cosa potrebbe cambiare?
Teoricamente, il voto segreto permette ai deputati di votare secondo coscienza senza pressioni di partito. Ma la compattezza che abbiamo visto finora suggerisce che la maggioranza è davvero coesa su questa riforma.
Vero, ma sei assenze su 400 deputati non è niente. E due deputati che arrivano con le stampelle per votare è una storia che fa notizia, ma non cambia i numeri. Il voto segreto potrebbe sorprendere, ma i margini sono ampi.
Cosa ne è di Riccardo Magi e del suo sciopero della fame? È una protesta che ha peso politico?
Magi rappresenta una minoranza, ma la sua azione nonviolenta attira attenzione mediatica. Il fatto che Meloni gli abbia scritto suggerisce che il governo almeno lo prende sul serio.
Però non c'è stata alcuna concessione sulla questione delle firme digitali. Meloni ha scritto per chiedere come stava, non per cambiare posizione. È un gesto umano, non una vittoria politica.
E l'opposizione? Cosa può fare ora?
Ricorsi alla Corte costituzionale, principalmente. Bonetti e Braga hanno denunciato che la legge discrimina le donne, anche se i numeri specifici su questo non sono chiari dal reporting.
Esatto. L'accusa che la legge "caccia le donne dal Parlamento" è forte, ma l'articolo non spiega come le preferenze e il nuovo sistema di firme produrrebbero questo effetto. È una valutazione politica, non un dato verificato.
O Pulso
- Il governo supera i primi due test di fiducia con numeri solidi — 226 e 227 sì — mostrando una compattezza di coalizione che ha sorpreso anche gli osservatori interni.
- L'opposizione attacca su più fronti: la riforma viene accusata di penalizzare le donne, di abusare dello strumento della fiducia e di restringere la partecipazione democratica dei cittadini.
- Riccardo Magi, segretario di +Europa, è al settimo giorno di sciopero della fame contro la modifica alla raccolta delle firme; Meloni gli ha scritto personalmente, ma lui non vede aperture concrete.
- L'ironia politica è palpabile: l'opposizione cita le stesse parole con cui Meloni, anni fa, attaccava il governo Gentiloni per aver posto la fiducia su una riforma elettorale.
- Il centrosinistra guarda già oltre l'aula, preparando ricorsi alla Corte costituzionale mentre nel campo largo si discute di primarie e di strategie post-approvazione.
- Il voto segreto di giovedì resta l'incognita finale: la maggioranza è fiduciosa, ma la segretezza dell'urna lascia sempre aperta una finestra sull'imprevedibile.
Alla Camera dei Deputati, il governo ha incassato due voti di fiducia sulla riforma della legge elettorale — 226 e 227 sì — segnando un momento in cui la maggioranza ha scelto di ridisegnare le regole del gioco democratico con la stessa determinazione con cui, un tempo, le criticava. La riforma reintroduce le preferenze e modifica la raccolta delle firme, toccando nervi profondi sulla rappresentanza e sulla partecipazione. Mentre l'opposizione prepara ricorsi costituzionali e un deputato digiuna da sette giorni in segno di protesta, il voto segreto di giovedì si avvicina come un verdetto che nessuna disciplina di partito potrà del tutto prevedere.
La Camera ha approvato due voti di fiducia sulla riforma della legge elettorale con 226 e 227 sì, confermando la tenuta della maggioranza in un passaggio politicamente delicato. Solo sei deputati erano assenti, tra cui due ministri in missione ufficiale; due parlamentari di Fratelli d'Italia si sono presentati a votare sulle stampelle. Il voto definitivo, quello segreto, è atteso per giovedì.
La riforma reintroduce le preferenze alla Camera e al Senato e modifica le modalità di raccolta delle firme per candidarsi. Proprio su quest'ultimo punto si concentra la protesta di Riccardo Magi, segretario di +Europa, che al settimo giorno di sciopero della fame ha ricevuto un messaggio personale da Giorgia Meloni. Magi ha apprezzato il gesto, ma ha chiarito che non intende interrompere la sua azione nonviolenta finché non vedrà aperture concrete dal governo.
L'opposizione ha condotto una battaglia su più livelli. La deputata Elena Bonetti ha definito la legge uno "scempio" che esclude le donne dal Parlamento; la capogruppo dem Chiara Braga ha parlato di tradimento e umiliazione istituzionale. La pentastellata Vittoria Baldino ha riletto in aula le parole che la stessa Meloni aveva pronunciato contro il governo Gentiloni quando pose la fiducia sull'Italicum — un boomerang retorico che il centrodestra ha cercato di smorzare ricordando i precedenti storici del Rosatellum.
Mentre in aula si votavano 41 ordini del giorno e si discutevano modifiche ai collegi elettorali del Trentino-Alto Adige e l'estensione del voto fuorisede ai caregiver, nel centrosinistra si ragionava già sul dopo. Il Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico preparano ricorsi alla Corte costituzionale, e Giuseppe Conte spinge per accelerare le primarie del campo largo. La maggioranza, intanto, guarda a giovedì con fiducia — consapevole che il voto segreto, per sua natura, non offre mai garanzie assolute.
La Camera ha concesso al governo due voti di fiducia sulla riforma della legge elettorale, con risultati di 226 e 227 sì, confermando la solidità della maggioranza nel primo test pubblico su una misura che ridisegnerà il sistema di voto italiano. I numeri sono arrivati mercoledì, con il terzo voto previsto per lo stesso giorno e il cruciale ballottaggio segreto atteso per giovedì prossimo, quando la riforma dovrebbe ricevere l'approvazione definitiva.
La compattezza della coalizione di governo è stata evidente nei banchi di Montecitorio. Solo sei deputati risultavano assenti, una cifra che ha sorpreso persino gli osservatori interni. Tra loro figuravano il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, entrambi in missione ufficiale. Due deputati di Fratelli d'Italia, Francesco Mura e Nicole Matteoni, si sono presentati per votare nonostante si muovessero con le stampelle. La disciplina della maggioranza ha funzionato come una macchina ben oliata, trasformando quello che poteva essere un momento di fragilità in una dimostrazione di forza.
La riforma introduce modifiche significative al sistema elettorale: le preferenze tornano sia alla Camera che al Senato, e cambia il meccanismo di raccolta delle firme per candidarsi. Questi dettagli tecnici nascondono battaglie politiche profonde. L'opposizione ha lanciato attacchi frontali, con la deputata di Azione Elena Bonetti accusando il governo di voler escludere le donne dal Parlamento, definendo la legge uno "scempio". La capogruppo del Partito Democratico Chiara Braga ha usato toni altrettanto duri, sostenendo che la riforma tradisce le donne e umilia l'istituzione parlamentare stessa.
Un tema ricorrente negli attacchi dell'opposizione è stato l'uso dello strumento della fiducia. La pentastellata Vittoria Baldino ha citato direttamente le parole che Giorgia Meloni aveva pronunciato anni prima, quando il governo Gentiloni aveva posto la fiducia su una precedente riforma elettorale: "Se non vi fidate dei voti dei vostri parlamentari, come potete chiedere il voto degli italiani?". L'ironia era evidente: la stessa Meloni che allora criticava il ricorso alla fiducia ora lo usava per la sua riforma. Il centrodestra ha replicato ricordando i precedenti storici dell'Italicum e del Rosatellum, entrambi approvati con lo stesso strumento.
Mentre la battaglia procedurale si svolgeva in Aula, Riccardo Magi, segretario di +Europa, continuava il suo sciopero della fame al settimo giorno. La sua protesta era rivolta specificamente alla modifica del sistema di raccolta delle firme, che secondo lui avrebbe reso più difficile la partecipazione dei cittadini. Meloni gli ha inviato un messaggio personale per chiedere delle sue condizioni di salute, un gesto che Magi ha interpretato come positivo ma non risolutivo. "Non riscontriamo alcuna apertura da parte del governo sulla questione firme", ha dichiarato, aggiungendo che avrebbe proseguito la sua azione nonviolenta. Una visita medica aveva confermato che le sue condizioni di salute rimanevano stabili, il che gli ha permesso di continuare la protesta.
L'opposizione ha presentato 41 ordini del giorno, di cui sette provenienti da Fratelli d'Italia, che ripropongevano il tema delle preferenze senza capilista bloccati. Questi ordini sarebbero stati votati nel pomeriggio, dopo i voti sugli articoli 3 e 8 della riforma, che riguardavano rispettivamente le modifiche territoriali ai collegi di Merano, Bressanone e Bolzano, e l'estensione del voto fuorisede ai caregiver.
Nel centrosinistra, il dibattito interno si concentrava già su cosa fare dopo l'approvazione della riforma, che ormai era data per scontata. Il Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico stavano preparando ricorsi alla Corte costituzionale, mentre nel campo largo Giuseppe Conte spingeva per accelerare le primarie. Nel frattempo, una bufera aveva travolto il generale Roberto Vannacci, che aveva attaccato il deputato Riccardo Cerno con un linguaggio che aveva suscitato polemiche. La maggioranza, dal canto suo, guardava a giovedì con fiducia crescente, consapevole che il voto segreto avrebbe probabilmente confermato i numeri già evidenti nei ballottaggi pubblici.
Citações Notáveis
Vogliono cacciare le donne dal Parlamento, dite no a questo scempio— Elena Bonetti, deputata di Azione
Questa legge tradisce le donne e dà uno schiaffo al Parlamento— Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico
Non riscontriamo alcuna apertura da parte del governo sulla questione firme. Per questo proseguirò con l'iniziativa nonviolenta— Riccardo Magi, segretario di +Europa