Garlasco, Sempio difende Stasi: 'La condanna è giusta'. Emergono dubbi su indagini

Chiara Poggi è stata uccisa a Garlasco quasi 20 anni fa; il caso ha coinvolto condanne e nuove indagini con potenziali implicazioni per più persone.
Si vive a fatica. E oggi io non sto vivendo.
Andrea Sempio descrive lo stato di prostrazione in cui si trova da un anno e mezzo mentre è indagato per l'omicidio di Chiara Poggi.
Mark

Sempio dice che la condanna di Stasi è giusta, ma poi emergono irregolarità nell'inchiesta originale. Come si concilia?

Mimi

Sempio potrebbe credere sinceramente che Stasi sia colpevole nonostante i problemi procedurali. O potrebbe essere una strategia: difendere la prima condanna per delegittimare la nuova indagine contro di lui.

Luke

Ma qui il punto è che le irregolarità sono documentate. Il mancato deposito dei dati negativi sul Dna, la valutazione psicologica mai inserita negli atti. Sono fatti, non opinioni.

Mark

E cosa significa concretamente il mancato deposito dei dati negativi?

Mimi

Significa che se il Dna sui pedali della bici di Stasi non corrispondeva al suo profilo, quella informazione non è stata messa nel fascicolo. Avrebbe potuto aiutare la difesa.

Luke

Però non sappiamo ancora se quei dati negativi esistevano davvero o se è solo una lacuna amministrativa. La fonte dice "mancato deposito", ma non conferma che i test furono effettuati e ignorati.

Mark

E le mail di Garofano? Sembra che stesse dicendo al suo sottoposto come condurre le indagini in una certa direzione.

Mimi

Esattamente. "Se Mattei si spingesse un po' sull'unicità del disegno" suona come una pressione. E poi il commento su "ridicolizzare" le baggianate di Avato è ancora più esplicito.

Luke

Vero, ma bisogna stare attenti. Garofano era il capo, poteva avere opinioni sulla qualità del lavoro di Avato. La mail è problematica, ma non è una confessione di frode.

Mark

Allora cosa succede adesso? Sempio va a processo?

Mimi

Molto probabilmente sì. E i difensori di Stasi stanno raccogliendo materiale per una richiesta di revisione. Se trovano prove di irregolarità significative, potrebbero presentare denunce.

Luke

E qui è importante: non si escludono denunce, ma non ce ne sono ancora. Tutto dipende da quello che troveranno nelle carte e da come i magistrati valuteranno la gravità delle irregolarità.

  • Sempio appare in televisione visibilmente provato, descrivendo una vita sospesa da un anno e mezzo tra studi legali e consulenti, eppure ribadisce con fermezza la propria estraneità al delitto.
  • Il punto più dirompente della sua intervista non è la difesa di sé, ma il sostegno alla condanna di Stasi: due indagati per lo stesso omicidio, e uno dei due dice che l'altro è colpevole.
  • Documenti acquisiti dal Ris di Parma rivelano che dati negativi sul Dna dai pedali della bicicletta di Stasi non furono mai depositati nel fascicolo, e che una valutazione psicologica dell'indagato sparì dagli atti.
  • Mail interne del 2008 mostrano l'allora comandante del Ris Garofano che orientava i propri sottoposti verso conclusioni specifiche sulle impronte e invitava a 'ridicolizzare' le perizie della difesa.
  • I legali di Stasi stanno raccogliendo materiale per una richiesta di revisione del processo e valutano possibili denunce per le irregolarità emerse, mentre pm e consulenti dell'epoca potrebbero presto essere ascoltati.

A quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, il caso torna a interrogare la coscienza collettiva su cosa significhi giustizia quando le fondamenta di un'indagine mostrano crepe. Andrea Sempio, oggi indagato per lo stesso delitto per cui Alberto Stasi sconta sedici anni di carcere, difende pubblicamente quella condanna, mentre documenti acquisiti dai pm pavesi suggeriscono che la prima inchiesta potrebbe essere stata segnata da omissioni e pressioni. Il tempo non ha chiuso questa ferita: l'ha resa più complessa, più densa di domande su verità, procedura e responsabilità istituzionale.

Andrea Sempio è tornato in televisione per difendersi dalle accuse di aver ucciso Chiara Poggi quasi vent'anni fa a Garlasco. A Porta a Porta ha descritto una vita ridotta all'essenziale — la camera, lo studio dell'avvocato, i consulenti — e ha negato ogni responsabilità: l'impronta 33 sulla scena del crimine non gli appartiene, e la scarpa numero 42 non potrebbe calzargli, dato che porta il 44.

Ma la parte più sorprendente della sua difesa riguarda Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni per lo stesso omicidio. Sempio non chiede la revisione del suo processo: al contrario, sostiene che la condanna sia giusta e che le spiegazioni fornite ai tempi siano più logiche di qualsiasi racconto alternativo che vorrebbe Stasi innocente.

Mentre Sempio difende quella sentenza, le carte depositate nella seconda chiusura dell'inchiesta a suo carico raccontano una storia più inquieta. I pm pavesi hanno acquisito documenti dal Ris di Parma che rivelano possibili irregolarità: dati negativi sul Dna prelevati dai pedali della bicicletta di Stasi non furono mai depositati nel fascicolo; una valutazione psicologica dell'indagato non entrò mai negli atti; i prelievi sull'impronta palmare 33 e i frammenti di unghie della vittima furono distrutti nel 2016.

A rendere il quadro ancora più pesante sono le mail interne del 2008. L'allora comandante del Ris Garofano scrisse a un sottoposto auspicando che il capitano Mattei si spingesse verso conclusioni più nette sull'unicità del disegno della scarpa. In un'altra comunicazione, invitava a costruire una trattazione teorica e pratica per 'ridicolizzare' le perizie della difesa di Stasi.

I difensori di Stasi, Bocellari e De Rensis, stanno raccogliendo materiale per una richiesta di revisione del processo e analizzano le nuove carte alla ricerca di profili di reato. Non si escludono denunce. A breve potrebbero essere ascoltati la pm che titolò la prima indagine e gli ex consulenti della difesa. Il caso si trova a un bivio tra la condanna che Sempio ritiene giusta e le irregolarità che potrebbero riscrivere la storia di questa vicenda.

Andrea Sempio ha ripreso a parlare in televisione per respingere le accuse che lo vedono indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, commesso quasi vent'anni fa a Garlasco. Durante l'intervista a Porta a Porta, il 38enne ha descritto una vita ridotta all'essenziale: chiuso in camera, negli studi dell'avvocato, in trasferta per incontrare i consulenti. "Si vive a fatica", ha detto. "E oggi io non sto vivendo". Eppure, nonostante lo stato di prostrazione in cui si trova da un anno e mezzo, Sempio ha continuato a negare ogni responsabilità nel delitto. L'impronta 33 rinvenuta sulla scena del crimine non gli appartiene, sostiene. La scarpa numero 42 non gli calzerebbe: tutte le sue scarpe, anche quelle vecchie ancora in casa, sono numero 44.

Ma il punto più significativo della sua difesa riguarda Alberto Stasi, l'ex fidanzato di Chiara e ex studente della Bocconi, condannato in via definitiva a sedici anni di carcere per lo stesso omicidio e ancora in corso di espiazione della pena. Sempio non chiede la revisione del processo di Stasi. Anzi, sostiene il contrario: "Secondo me la condanna è giusta". Non vede errore giudiziario nella sentenza che ha mandato Stasi in carcere. "Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente", ha spiegato. "Mi sembra che siano più logiche e spiegate come sono state spiegate ai tempi".

Ma mentre Sempio difende la condanna di Stasi, dalle carte depositate nella seconda chiusura dell'inchiesta a suo carico emergono dettagli che mettono in discussione il lavoro degli investigatori dell'epoca. I pubblici ministeri pavesi hanno acquisito documenti dal Ris di Parma che rivelano possibili irregolarità procedurali. Una di queste riguarda il mancato deposito nel fascicolo dei dati negativi sul Dna prelevati dai pedali della bicicletta di Stasi il 20 settembre 2007. Un'altra concerne una valutazione psicologica dello studente indagato che non fu mai inserita negli atti. C'è anche la questione della gestione dei reperti: i prelievi sull'intonaco della traccia palmare 33 e i frammenti di unghie della vittima furono distrutti nel 2016, con procedura regolare secondo un'annotazione dell'attuale capo del Ris Matteo Donghi, ma il fatto stesso che siano stati eliminati solleva interrogativi.

I difensori di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, stanno raccogliendo materiale per presentare una richiesta di revisione del processo. Allo stesso tempo, stanno analizzando le nuove carte alla ricerca di possibili profili di reato. Non è escluso che presentino denunce sulle presunte irregolarità dell'inchiesta partita nel 2007. Se tali irregolarità verranno riscontrate, i pubblici ministeri di Pavia potrebbero iscrivere ipotesi di reato e persone nel registro degli indagati. A breve potrebbero essere ascoltati la pm Rosa Muscio, che titolò la prima indagine a Vigevano, e gli ex consulenti della difesa Stasi, il professor Francesco Maria Avato e il dottor Matteo Fabbri.

Tra le comunicazioni acquisite dagli inquirenti figurano anche quelle dell'ex comandante del Ris Giampietro Lago, in pensione da un anno. Nel gennaio 2018, dopo l'ennesima richiesta dei legali di Stasi di ricevere copia degli atti e della documentazione, Lago chiese un parere all'Ufficio legislazione del Comando Generale dell'Arma sulla conformità della sua posizione, ancora negativa. La richiesta era motivata dalla "rilevanza della problematica" che poteva interessare l'intera articolazione del Raggruppamento investigazioni scientifiche e sfociare in "possibili contestazioni anche di carattere legale". Roma rispose che a procedimento definito, in assenza di un'autorità giudiziaria formalmente investita del caso, il Reparto che detiene gli atti è l'unico soggetto competente a valutare le richieste. Tuttavia, Roma segnalò le facoltà e le garanzie riconosciute ai difensori e l'eventualità di ricorsi al giudice amministrativo, suggerendo di motivare adeguatamente il diniego.

Dieci anni prima, il 27 agosto 2008, Garofano, allora numero uno del Ris che conduceva le indagini sull'omicidio, inviò una mail a un suo sottoposto con indicazioni su come affrontare gli accertamenti sulle impronte della scarpa. "Se il cap. Mattei si spingesse un po' sull'unicità del disegno e adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso), sarebbe auspicabile", scrisse. Mattei aveva osservato che le tracce erano compatibili con la taglia di Stasi proprio in ragione della loro incompletezza. In un'altra mail, Garofano faceva presente che sulla tipologia delle macchie di sangue, ignorate a suo dire da Avato, bisognava fare una trattazione pratica e teorica che consentisse di "ridicolizzare le sue 'baggianate'".

Ora il caso si trova a un bivio. Sempio sostiene che la condanna di Stasi è giusta e che la prima inchiesta era fondata su basi solide. Ma le carte depositate nella seconda chiusura dell'inchiesta a suo carico raccontano una storia diversa: quella di possibili errori, omissioni e pressioni investigative che potrebbero aver influenzato il corso della giustizia. Sarà il processo a dire se Sempio ha ragione o se la prima indagine era costruita su un gigantesco errore. Nel frattempo, i difensori di Stasi continuano a scavare nelle carte, cercando prove di irregolarità che potrebbero portare a conseguenze legali per chi ha condotto le indagini.

Secondo me la condanna è giusta. Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente.
— Andrea Sempio, intervistato a Porta a Porta
Se il cap. Mattei si spingesse un po' sull'unicità del disegno e adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso), sarebbe auspicabile.
— Garofano, mail del 27 agosto 2008
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