Con una certezza quasi assoluta, l'Organizzazione meteorologica mondiale avverte che El Niño raggiungerà il suo apice a dicembre 2026, configurandosi come uno degli episodi più intensi dalla metà del Novecento. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma di un vecchio ciclo oceanico che torna amplificato da un oceano più caldo che mai — specchio fedele di un pianeta che accumula energia termica senza sosta. Le conseguenze, già scritte nelle anomalie delle acque del Pacifico, si dispiegheranno su economie, ecosistemi e comunità per mesi ancora.
El Niño, l'Onu avverte: picco a dicembre, potrebbe essere il più forte dal 1950
L'oceano è il più caldo mai misurato: c'è semplicemente più calore da rilasciare
Perché l'Omm è così sicura che questo El Niño sarà uno dei più forti dal 1950? Cosa lo rende diverso dagli altri?
L'indice Niño 3.4 — il misuratore delle anomalie termiche — sta raggiungendo +3,7 gradi per il trimestre autunnale, il valore più alto mai registrato. È un dato concreto, non una proiezione incerta.
Ma aspetta — quando è iniziato il monitoraggio sistematico? Se le osservazioni storiche risalgono solo a un certo punto, dire "mai registrato" potrebbe significare semplicemente che non abbiamo dati più vecchi.
Giusto. Le osservazioni sistematiche risalgono almeno al 1950, come sottolinea l'Omm stessa. Prima di allora, i dati sono frammentari.
E il fatto che l'oceano sia il più caldo mai misurato — come influisce questo su El Niño?
Saulo lo spiega bene: El Niño non crea nuovo calore, rilascia quello già immagazzinato. Se l'oceano è più caldo, c'è più energia disponibile da liberare verso l'atmosfera.
Quindi il 2024 è stato uno degli anni più caldi perché El Niño ha rilasciato questo calore accumulato?
Esattamente. E il ciclo si ripete — quando El Niño è intenso, coincide spesso con anni record di temperature globali.
Quali regioni saranno colpite più duramente?
Il rapporto dell'Omm parla di rischi aumentati di siccità e inondazioni in diverse regioni, con effetti su economie, ecosistemi e comunità. Ma non specifica quali aree geografiche.
Questo è un limite del rapporto — sappiamo che ci saranno conseguenze globali, ma i dettagli regionali non sono nel comunicato. Probabilmente verranno forniti in analisi successive.
Fino a quando dovremo aspettarci questi effetti?
Fino a febbraio 2027, con probabilità prossima al 100%. Il picco sarà a dicembre.
Una probabilità "prossima al 100%" — è una stima o una certezza matematica?
È una stima basata sui modelli meteorologici attuali. Niente è certo in meteorologia, ma questo è il livello di confidenza più alto che l'Omm può offrire.
Le Pouls
- L'anomalia termica prevista per ottobre-novembre-dicembre 2026 toccherà +3,7 gradi, frantumando ogni record storico precedente e superando il picco del 2015-2016.
- La probabilità che El Niño persista fino a febbraio 2027 sfiora il 100%, rendendo inevitabile un periodo prolungato di condizioni climatiche fuori dalla norma.
- Siccità e inondazioni minacciano simultaneamente regioni diverse del pianeta, mettendo sotto pressione sistemi agricoli, infrastrutture e popolazioni già vulnerabili.
- Governi e organizzazioni umanitarie si trovano davanti a una finestra temporale ben definita per prepararsi, ma l'ampiezza e l'intensità del fenomeno rendono la risposta straordinariamente complessa.
- L'Omm sottolinea che El Niño non crea nuovo calore, ma libera quello già immagazzinato dagli oceani — un oceano oggi più caldo che in qualsiasi momento della storia misurata.
Con una certezza quasi assoluta, l'Organizzazione meteorologica mondiale avverte che El Niño raggiungerà il suo apice a dicembre 2026, configurandosi come uno degli episodi più intensi dalla metà del Novecento. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma di un vecchio ciclo oceanico che torna amplificato da un oceano più caldo che mai — specchio fedele di un pianeta che accumula energia termica senza sosta. Le conseguenze, già scritte nelle anomalie delle acque del Pacifico, si dispiegheranno su economie, ecosistemi e comunità per mesi ancora.
L'Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite ha emesso un avvertimento di rara chiarezza: El Niño si sta intensificando rapidamente e raggiungerà il picco a dicembre 2026, con una probabilità prossima al 100% di persistere fino a febbraio 2027. Il segretario generale Celeste Saulo ha definito questo episodio potenzialmente tra i più forti registrati almeno dal 1950.
Il fenomeno si manifesta come un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale, e si ripresenta ogni due-sette anni. Ciò che rende eccezionale l'episodio attuale è la sua intensità senza precedenti: l'indice Niño 3.4 è salito da +1,6 gradi a giugno 2026 a +2,5 gradi ad agosto, e per il trimestre ottobre-novembre-dicembre le previsioni indicano un'anomalia media di circa +3,7 gradi — il valore più alto mai registrato, che supera il precedente record di +2,6 gradi del biennio 2015-2016.
Saulo ha chiarito un punto fondamentale: El Niño non aggiunge calore al pianeta, ma rilascia quello già immagazzinato negli strati profondi dell'oceano. Poiché gli oceani sono oggi i più caldi mai misurati, c'è semplicemente più energia termica disponibile da trasferire all'atmosfera — il che spiega perché gli anni di El Niño intenso coincidono spesso con i più caldi della storia.
Le conseguenze si estenderanno ben oltre il ciclo climatico: temperature superiori alla media in gran parte del pianeta, regimi di precipitazioni alterati, rischi crescenti di siccità e inondazioni in regioni diverse. Le aree agricole dipendenti da piogge prevedibili e le comunità già esposte ai fenomeni estremi saranno le più colpite. Per governi e organizzazioni umanitarie, i prossimi mesi rappresenteranno un banco di prova decisivo per la capacità di adattamento di fronte a un evento climatico di portata storica.
L'Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite ha lanciato un avvertimento che non lascia spazio a interpretazioni: El Niño si sta intensificando rapidamente e raggiungerà il suo picco a dicembre, con una probabilità prossima al 100% di persistere fino a febbraio 2027. Secondo il segretario generale dell'Omm Celeste Saulo, potrebbe trattarsi di uno degli episodi più forti registrati almeno dal 1950, un'affermazione che risuona con il peso della storia climatica moderna.
Il fenomeno, che emerge periodicamente come un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell'Oceano Pacifico centrale e orientale, non è nuovo — si presenta ogni due-sette anni e dura dai nove ai dodici mesi. Ma quello che rende questo evento straordinario è l'intensità senza precedenti che le misurazioni stanno rivelando. L'indice Niño 3.4, lo strumento che traccia le anomalie termiche delle acque equatoriali, è passato da una media di +1,6 gradi sopra la norma a giugno 2026, quando il Servizio Meteorologico degli Stati Uniti ha annunciato il ritorno del fenomeno, fino a +2,5 gradi ad agosto. Per il trimestre ottobre-novembre-dicembre, le previsioni indicano un'anomalia media stagionale di circa +3,7 gradi — il valore più elevato mai registrato dall'inizio delle osservazioni storiche, superando il precedente record di +2,6 gradi misurato tra novembre 2015 e gennaio 2016.
Saulo ha spiegato un aspetto cruciale della dinamica in gioco: El Niño non aggiunge nuovo calore al pianeta, ma rilascia quello che l'oceano aveva già immagazzinato sotto la superficie. È una distinzione importante che illumina perché gli anni di El Niño intenso coincidono spesso con i più caldi mai registrati — come accaduto nel 2024. L'oceano da cui proviene questo calore è il più caldo che sia stato mai misurato: c'è semplicemente più energia termica disponibile da liberare verso l'atmosfera.
Le conseguenze globali saranno significative e diffuse. El Niño porterà temperature superiori alla media in gran parte del pianeta e modificherà i regimi delle precipitazioni, alterando i pattern meteorologici a cui molte regioni sono abituate. Questo significa un aumento del rischio di siccità in alcune aree e di inondazioni in altre, con ripercussioni che si estenderanno ben oltre il ciclo climatico stesso — colpendo economie, ecosistemi e comunità in tutto il mondo. Le regioni agricole dipendenti da precipitazioni prevedibili affronteranno sfide particolari, così come le aree già vulnerabili ai fenomeni meteorologici estremi.
Ciò che rende questo avvertimento dell'Omm particolarmente significativo è la certezza quasi assoluta con cui viene formulato. La probabilità che El Niño persista fino a febbraio 2027 è vicina al 100%, il che significa che il mondo dovrà prepararsi non solo al picco di dicembre, ma a un periodo prolungato di condizioni climatiche anomale. Le temperature delle acque del Pacifico centro-orientale toccheranno livelli record tra ottobre, novembre e dicembre 2026, creando una finestra temporale ben definita durante la quale gli effetti saranno più intensi. Per governi, organizzazioni umanitarie e comunità vulnerabili, i prossimi mesi rappresenteranno un test della capacità di adattamento e preparazione di fronte a un fenomeno climatico di portata storica.
Citations marquantes
El Niño è ormai pienamente instaurato e si sta rafforzando rapidamente. Non aggiunge nuovo calore al pianeta, ma rilascia quello che l'oceano aveva già immagazzinato sotto la superficie.— Celeste Saulo, segretario generale dell'Omm
L'oceano da cui proviene questo calore è il più caldo che abbiamo mai misurato: c'è semplicemente più calore disponibile da rilasciare.— Celeste Saulo, segretario generale dell'Omm