Nel cuore della pianura padana, un caso che sembrava chiuso torna a interrogare la coscienza collettiva: la riapertura dell'inchiesta sul delitto di Garlasco rivela crepe nelle fondamenta investigative, dove scelte procedurali discutibili e contraddizioni documentali mettono in dubbio la solidità delle prove raccolte dai Ris nel 2007. Come spesso accade nella ricerca della verità giudiziaria, non sono nuovi fatti a emergere, ma vecchie omissioni che tornano alla luce con il peso di domande irrisolte. La giustizia, quando si riesamina se stessa, compie forse il suo atto più difficile e più nece
Delitto Garlasco: nuovi dubbi su Garofano e le impronte nel bagno
La paura di essere vittima di un errore c'è assolutamente
Perché è importante che Garofano fosse stato escluso dai sopralluoghi nel 2007?
Perché Garofano era il comandante dei Ris di Parma, una figura di rilievo. Se aveva chiesto di partecipare come osservatore, potrebbe significare che aveva dubbi o voleva verificare personalmente come veniva condotta l'indagine. Il fatto che la pm Muscio abbia negato il permesso solleva la domanda: su quali basi fu presa quella decisione?
Ma attenzione: la fonte dice che la difesa dell'indagato era contraria. Quindi non era solo una scelta della pm. E non sappiamo se Garofano aveva effettivamente dubbi o se era solo una richiesta di routine.
E il cucchiaio? Perché è strano che sia stato usato per il Dna invece del sangue?
Perché il sangue prelevato dal cadavere è il campione più diretto e affidabile. Usare un cucchiaio trovato in casa introduce più variabili: potrebbe essere contaminato, potrebbe non contenere materiale biologico sufficiente. Se Marino già aveva il campione di sangue, la scelta del cucchiaio è difficile da giustificare.
Però Marino ha detto che forse il campione non era stato inviato. Il verbale del 4 settembre dice che il prelievo fu fatto, ma non dice che il campione fu effettivamente consegnato al laboratorio. Potrebbe esserci stato un problema logistico.
Allora come facciamo a sapere se è stato un errore o una necessità?
Esattamente. Per questo i magistrati stanno riaprendo l'indagine. Devono ricostruire la catena di custodia del materiale biologico, capire dove è finito il campione di sangue, perché non fu usato.
E questo è il punto: non sappiamo ancora. Quello che sappiamo è che c'è una contraddizione tra quello che Marino ha detto nel 2026 e quello che ha scritto nel 2007. Una delle due versioni è sbagliata, ma non sappiamo quale.
Sempio dice che non vede errori nelle indagini fino al 2016. Dovremmo credergli?
Sempio ha interesse a dire questo, perché è stato indagato. Ma ha anche ammesso che se ci sono dubbi, è giusto verificare. Quello che conta è quello che troveranno gli inquirenti, non quello che dice lui.
E inoltre: Sempio parla delle indagini fino al 2016, ma la riapertura riguarda anche quello che è stato fatto prima, nel 2007. Sono periodi diversi, con persone diverse coinvolte.
Le Pouls
- Il comandante Ris Luciano Garofano fu escluso dai sopralluoghi cruciali nella villetta dei Poggi nel settembre 2007, nonostante avesse formalmente richiesto di partecipare come osservatore.
- Una contraddizione documentale scuote le fondamenta dell'inchiesta: il capitano Marino ha dichiarato di non avere il campione di Dna della vittima, ma un verbale da lui stesso firmato il 4 settembre 2007 attesta il contrario.
- I legali di Stasi premono per analizzare impronte digitali sul dispenser del bagno che all'epoca furono scartate come inutilizzabili, ma che oggi potrebbero essere attribuite con tecnologie più avanzate.
- Andrea Sempio, intervenuto pubblicamente, ha riconosciuto la legittimità di riaprire l'indagine in presenza di dubbi, pur sostenendo che gli errori contestati non riguardino il periodo in cui la sua posizione fu archiviata nel 2016.
- I magistrati di Pavia stanno ora vagliando se le lacune procedurali abbiano compromesso le conclusioni originarie, trasformando ogni documento firmato in un possibile punto di svolta.
Nel cuore della pianura padana, un caso che sembrava chiuso torna a interrogare la coscienza collettiva: la riapertura dell'inchiesta sul delitto di Garlasco rivela crepe nelle fondamenta investigative, dove scelte procedurali discutibili e contraddizioni documentali mettono in dubbio la solidità delle prove raccolte dai Ris nel 2007. Come spesso accade nella ricerca della verità giudiziaria, non sono nuovi fatti a emergere, ma vecchie omissioni che tornano alla luce con il peso di domande irrisolte. La giustizia, quando si riesamina se stessa, compie forse il suo atto più difficile e più necessario.
La riapertura dell'inchiesta sul delitto di Garlasco continua a rivelare incongruenze nel lavoro svolto dai Ris negli anni precedenti. Una delle figure al centro delle nuove indagini è Luciano Garofano, all'epoca comandante del reparto investigazioni scientifiche di Parma, che nel settembre 2007 aveva chiesto via email di partecipare come osservatore ai sopralluoghi nella villetta dove fu uccisa Chiara Poggi. La pm di Vigevano Rosa Muscio rispose con un no netto: gli accertamenti tecnici irripetibili ammettevano solo i difensori delle parti e i loro consulenti, e la difesa dell'indagato era contraria alla sua presenza.
Ma è sul fronte del Dna che emerge la contraddizione più significativa. Il 10 settembre 2026, i magistrati hanno interrogato il capitano Alberto Marino chiedendogli perché il profilo genetico di Chiara Poggi fosse stato ricavato da un cucchiaio trovato nella villetta anziché dal campione di sangue prelevato dal cadavere. Marino ha risposto che forse quel campione non era stato loro inviato. Eppure un verbale firmato dallo stesso ufficiale il 4 settembre 2007 documenta esplicitamente il prelievo del sangue della vittima come campione di riferimento. Una contraddizione che gli inquirenti stanno ora esaminando con attenzione.
I legali di Stasi hanno inoltre chiesto approfondimenti sulle impronte presenti sul dispenser del sapone nel bagno della villetta: oltre alle due impronte di Stasi già documentate, ne esistono altre che all'epoca furono giudicate inutilizzabili e non incluse nella relazione tecnica. Oggi, secondo la difesa, le tecniche disponibili potrebbero consentirne l'attribuzione.
Nel frattempo Andrea Sempio, intervenuto a Porta a Porta, ha riconosciuto che riaprire un'indagine in presenza di dubbi è giusto e necessario, precisando però che gli errori di cui si discute non riguardano il periodo in cui la sua posizione fu archiviata nel 2016. Il caso di Garlasco si configura così come una verifica critica del passato, dove ogni documento e ogni scelta procedurale vengono riesaminati per stabilire se le indagini originarie abbiano rispettato i protocolli e se eventuali lacune abbiano influito sulle conclusioni raggiunte.
La riapertura dell'inchiesta sul delitto di Garlasco continua a portare alla luce incongruenze che mettono in discussione il lavoro svolto dai Ris negli anni precedenti. Al centro delle nuove indagini condotte dai magistrati di Pavia emerge una figura ricorrente: Luciano Garofano, all'epoca comandante del reparto investigazioni scientifiche di Parma, che nel 2007 aveva chiesto di partecipare come osservatore a due sopralluoghi cruciali nella villetta dove fu uccisa Chiara Poggi. La richiesta arrivò tramite posta elettronica il 3 settembre, in vista di un sopralluogo previsto per il 5 settembre. Garofano sosteneva che la difesa dell'indagato non avrebbe opposto obiezioni alla sua presenza. Una seconda mail, datata 8 settembre, rinnovava la richiesta per i rilievi del 12 settembre, questa volta esplicitando il suo ruolo di comandante del reparto. La risposta della pm di Vigevano Rosa Muscio, titolare dell'indagine in quel momento, arrivò il 9 settembre: un no categorico. Gli accertamenti tecnici irripetibili potevano vedere la partecipazione solo dei difensori delle parti e dei loro consulenti, e inoltre la difesa dell'indagato, rappresentata dagli avvocati Giovanni ed Eleonora Lucido, era contraria.
Ma le questioni sollevate dalla nuova inchiesta non si fermano qui. Emerge una contraddizione significativa riguardante il modo in cui fu prelevato il materiale genetico della vittima. Il 10 settembre 2026, i magistrati di Pavia hanno interrogato il capitano del Ris Alberto Marino chiedendogli perché fosse stato utilizzato un cucchiaio trovato nella villetta per ricavare il profilo Dna di Chiara Poggi, anziché ricorrere al campione di sangue prelevato direttamente dal cadavere. In teoria, Marino avrebbe già dovuto disporre del Dna della vittima. L'ufficiale ha risposto che forse il campione non era stato loro inviato, che non c'era un campione di confronto disponibile. Tuttavia, in un verbale firmato dallo stesso Marino il 4 settembre 2007, viene esplicitamente documentato il prelievo del sangue della vittima quale campione di riferimento. La contraddizione è evidente e solleva interrogativi che gli inquirenti stanno ora vagliando con attenzione.
I legali di Stasi hanno inoltre richiesto ulteriori approfondimenti su un elemento specifico: il dispenser del sapone nel bagno della villetta dei Poggi. Accanto alle due impronte digitali di Stasi che erano state rilevate e documentate, risultano presenti altre impronte che all'epoca vennero considerate non utili per alcun confronto e quindi non incluse nella relazione tecnica dell'Arma. Oggi, secondo i legali, queste impronte potrebbero essere analizzate e attribuite con le tecniche attuali, rappresentando potenzialmente un elemento di rilievo che era stato scartato.
Nel mezzo di questa situazione ancora ricca di punti da chiarire, Andrea Sempio ha parlato pubblicamente a Porta a Porta, affrontando direttamente la questione degli errori investigativi. Ha ammesso che la paura di essere vittima di un errore è assolutamente presente, e ha riconosciuto che se ci sono dubbi, se qualcosa non è stato svolto completamente, se sono stati commessi errori, è giusto riaprire l'indagine e verificare. Tuttavia, ha precisato che gli errori di cui si parla non riguardano le indagini condotte fino al 2016, quando la sua posizione fu archiviata. Sempio ha osservato che per quanto riguarda il suo coinvolgimento nel 2016, non vede errori nelle indagini di quel periodo.
La riapertura del caso di Garlasco si configura quindi come un momento di verifica critica, dove le incongruenze documentali e le procedure seguite dai Ris vengono sottoposte a scrutinio. Le domande che emergono riguardano sia le scelte organizzative di allora, come l'esclusione di Garofano dai sopralluoghi, sia le modalità tecniche di raccolta delle prove, come la scelta del cucchiaio anziché del campione di sangue per il profilo genetico. Ogni elemento viene ora riesaminato con l'intento di stabilire se le indagini originarie siano state condotte secondo i protocolli corretti e se eventuali lacune possano avere influito sulle conclusioni raggiunte.
Citations marquantes
Se ci sono dei dubbi, se c'è qualcosa che non è stato svolto al 100%, magari sono stati anche commessi degli errori, è giusto rifare l'indagine e andare a verificare— Andrea Sempio