Catania, 14enne denunciato per post su stragi scolastiche sui social

Nessuna vittima diretta in questo episodio, ma il caso riflette una serie di aggressioni a insegnanti da parte di minori negli ultimi mesi, con feriti.
Usava l'alfabeto cirillico per sfuggire ai controlli, ma non è bastato
Un quattordicenne catanese è stato denunciato per aver postato online minacce di stragi scolastiche, cercando di aggirare i filtri dei social network.
Mark

Perché un ragazzo di quattordici anni avrebbe dovuto usare l'alfabeto cirillico per postare online? Cosa stava cercando di nascondere?

Mimi

Stava cercando di eludere i sistemi di moderazione automatica dei social network. Se scrivi in cirillico, gli algoritmi che cercano parole chiave violente o minacciose potrebbero non riconoscerle. È un trucco che circola tra chi vuole aggirare la censura.

Luke

Ma qui la domanda più grande è: come è stato identificato? Se usava il cirillico per sfuggire ai filtri, significa che qualcuno lo stava già monitorando, o è stato segnalato da un utente?

Mimi

È stato segnalato dalla Polizia Postale di Roma. Non sappiamo esattamente come sia stato individuato, ma una volta che la segnalazione è arrivata, gli investigatori hanno potuto risalire al profilo e al ragazzo.

Mark

E il materiale che hanno trovato in casa — il casco militare, il giubbotto antiproiettile — quanto era serio? Erano cose che poteva comprare online, o c'è qualcosa di più preoccupante?

Luke

Qui bisogna essere precisi. Il giubbotto è descritto come "rudimentale", il che suggerisce che non era un vero equipaggiamento tattico. Ma le ricerche su armi e pistole nello smartphone sono un fatto concreto. Quello è quello che preoccupa davvero.

Mimi

Esatto. Il casco e la maglietta potrebbero essere parte di una fantasia, di una performance online. Ma le ricerche su come funzionano le pistole, insieme ai post su stragi e terrorismo, suggeriscono che stava raccogliendo informazioni.

Mark

Gli altri casi che menzioni — il dodicenne di Trapani, il tredicenne di Roma — hanno effettivamente ferito qualcuno?

Mimi

Sì. L'insegnante di Trapani è stato accoltellato, anche se l'aggressore è stato fermato. A Roma, la professoressa è stata colpita tre volte al costato e spruzzata con spray urticante. Un compagno l'ha salvata intervenendo.

Luke

E in tutti questi casi, i ragazzi avevano annunciato quello che stavano per fare sui social? Oppure è solo una coincidenza che abbiano documentato?

Mimi

No, non è una coincidenza. Nel caso di Roma, il ragazzo aveva creato un gruppo TikTok e aveva postato un conto alla rovescia: "- 5 ore". A Trapani, l'aggressione era stata annunciata sul profilo. È parte della loro strategia comunicativa.

Mark

Quindi il caso del quattordicenne catanese — non c'è stata un'aggressione fisica, giusto? È solo quello che ha postato?

Luke

Corretto. Non c'è stata una vittima fisica in questo episodio specifico. Per questo è importante dire che l'indagine è ancora in corso. Non sappiamo ancora se il ragazzo stava pianificando qualcosa di concreto o se era una forma di provocazione online.

Mimi

Ma il fatto che la Procura non consideri l'indagine conclusa, e che stiano facendo accertamenti tecnici ulteriori, suggerisce che gli investigatori vedono elementi che vanno oltre la semplice provocazione.

  • Un adolescente ha usato l'alfabeto cirillico per mascherare post che evocavano massacri e terrorismo, convinto di poter ingannare i filtri automatici dei social network.
  • La perquisizione ha svelato un arsenale simbolico e materiale: abbigliamento con svastiche, un casco militare, un giubbotto antiproiettile artigianale e ricerche su armi nello smartphone.
  • La Procura per i Minorenni di Catania ha delegato ulteriori accertamenti tecnici alla Polizia Postale e alla Digos, segnalando che l'indagine è tutt'altro che chiusa.
  • Il caso si inserisce in un pattern che include un dodicenne di Trapani che ha tentato di accoltellare il suo insegnante in diretta TikTok e un tredicenne romano che ha aggredito la professoressa con due coltelli trasmettendo tutto in streaming.
  • Le autorità si trovano di fronte a minori che non solo pianificano la violenza, ma la mettono in scena per un pubblico online, trasformando il crimine in performance digitale.

Nella provincia di Catania, un quattordicenne è stato denunciato dopo aver seminato online minacce di strage, celate nell'alfabeto cirillico come se il linguaggio potesse diventare scudo contro la giustizia. La perquisizione ha rivelato non solo parole, ma oggetti — caschi, giubbotti, svastiche — che trasformavano la provocazione digitale in qualcosa di più inquietante. Il caso si intreccia con una serie di aggressioni scolastiche compiute da minori negli ultimi mesi, disegnando un fenomeno che le istituzioni faticano ancora a nominare con precisione.

Un quattordicenne della provincia di Catania è finito sotto indagine dopo aver pubblicato sui social contenuti che evocavano stragi scolastiche e atti terroristici. Per sfuggire ai filtri automatici delle piattaforme, il ragazzo aveva scritto i suoi post usando l'alfabeto cirillico — una precauzione che non è bastata a fermarlo. Una segnalazione della Polizia Postale di Roma ha avviato l'indagine, poi trasferita alla Digos di Catania, che ha identificato l'account e disposto una perquisizione domiciliare.

In casa, gli agenti hanno trovato molto più di semplici parole: magliette con frasi discriminatorie e svastiche, un casco militare, appunti manoscritti e un giubbotto antiproiettile rudimentale. Nello smartphone, una cronologia di ricerche su armi e pistole. Le foto postate lo ritraevano equipaggiato con il casco e una videocamera, accompagnate da testi che alludevano a massacri. La Procura per i Minorenni ha delegato ulteriori accertamenti tecnici, ritenendo il quadro investigativo ancora aperto.

Il caso si colloca in una sequenza di episodi che negli ultimi mesi ha scosso le scuole italiane. A maggio, un dodicenne di Trapani aveva tentato di accoltellare il suo insegnante di Tecnologia davanti ai compagni, dopo aver annunciato l'aggressione sul proprio profilo TikTok e averla filmata con una videocamera portata a scuola. L'insegnante era riuscito a immobilizzarlo, mentre diversi follower del minore sembravano già sapere cosa stava per accadere.

Un mese fa, un tredicenne romano ha accoltellato la sua professoressa di lettere con due lame da venti centimetri, trasmettendo tutto in diretta da una telecamera montata su un casco. Prima dell'attacco, aveva pubblicato un conto alla rovescia su un gruppo TikTok. Un compagno è intervenuto per fermarlo. Questi episodi, accaduti in rapida successione, rivelano un fenomeno che le autorità stanno cercando di comprendere: minori che pianificano la violenza, la annunciano pubblicamente e la documentano come se fosse uno spettacolo.

Un quattordicenne della provincia di Catania è stato denunciato per aver diffuso online contenuti che evocavano stragi scolastiche e atti di terrorismo. La strategia del ragazzo — usare l'alfabeto cirillico nei suoi post per aggirare i filtri dei social network e sfuggire alla censura automatica — non è bastata a proteggerlo dall'attenzione degli investigatori. Una segnalazione della Polizia Postale e della Sicurezza Cibernetica di Roma ha innescato l'indagine, che è stata poi trasferita alla Digos di Catania. Gli agenti hanno identificato il titolare dell'account e hanno proceduto con una perquisizione domiciliare.

Ciò che hanno trovato in casa ha rivelato una preparazione che andava ben oltre i semplici commenti online. Sequestrati magliette con frasi discriminatorie e svastiche, un casco militare, appunti manoscritti e un giubbotto antiproiettile rudimentale. Nello smartphone del minore, gli investigatori hanno scoperto una cronologia di ricerche dedicate a armi e al funzionamento di pistole. Le foto che il ragazzo aveva postato lo ritraevano con il casco militare e una videocamera, accompagnate da testi che facevano riferimento a massacri e attacchi violenti. Il quadro complessivo suggeriva una pianificazione che superava di gran lunga la semplice provocazione online.

La Procura per i Minorenni di Catania non considera l'indagine conclusa. Accertamenti tecnici sul materiale informatico sono stati delegati al personale del Cosc della Polizia Postale e alla Digos della Questura. Questi approfondimenti hanno già permesso di individuare ulteriori elementi ritenuti significativi dal punto di vista investigativo, che saranno sottoposti a esame più dettagliato. Il caso si inserisce in un contesto allarmante di episodi di violenza che coinvolgono minori nelle scuole italiane.

A maggio, un dodicenne di Trapani ha tentato di accoltellare il suo insegnante di Tecnologia davanti ai compagni di classe. L'aggressione era stata annunciata sul profilo TikTok dello studente e filmata con una videocamera che il ragazzo aveva portato a scuola. L'insegnante è riuscito a immobilizzare l'aggressore mentre gli altri alunni assistevano terrorizzati. Le indagini successive hanno rivelato che diversi follower del profilo del minore erano a conoscenza di ciò che stava per accadere, suggerendo una possibile istigazione. Questo episodio ha ricordato un'aggressione simile avvenuta qualche mese prima ai danni di un'insegnante nella provincia di Bergamo, portando i magistrati a indagare su possibili collegamenti tra i due gesti.

Un mese fa, un tredicenne di Roma ha accoltellato l'insegnante di lettere della sua scuola. Dopo essere entrato nell'edificio, il ragazzo si è recato in bagno dove ha estratto dallo zaino due coltelli con lame da venti centimetri. Ha acceso una diretta social utilizzando una telecamera montata su un casco e ha atteso il momento di entrare in classe. Una volta in aula, ha aggredito immediatamente la professoressa che, secondo le sue parole, odiava. L'ha colpita con tre fendenti al costato e le ha spruzzato spray urticante in faccia. Un compagno di origine congolese è intervenuto per fermarlo. Gli investigatori hanno scoperto che il minore aveva creato un gruppo su TikTok dal quale aveva lanciato una sorta di conto alla rovescia: "- 5 ore" aveva postato durante la notte precedente all'attacco.

Questi episodi, accaduti nell'arco di pochi mesi, rivelano un pattern inquietante: minori che pianificano e annunciano atti di violenza attraverso i social network, utilizzando la documentazione video come parte della loro strategia comunicativa. Il caso del quattordicenne catanese, con il suo ricorso al cirillico e la raccolta di materiale militare, rappresenta un ulteriore tassello di una tendenza che le autorità stanno cercando di comprendere e contenere prima che sfoci in conseguenze ancora più gravi.

Il ragazzo aveva postato un conto alla rovescia su TikTok: '- 5 ore' nella notte precedente all'aggressione
— Descrizione dell'episodio di Roma da parte degli investigatori
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