Casini lascia il Parlamento dopo 44 anni: «È giusto che il mio cammino si fermi qui»

Il momento più difficile non era arrivare, ma sapere quando fermarsi
Casini riflette sulla sua carriera quarantennale e sulla decisione di lasciare il Parlamento.
Mark

Quarantatré anni in Parlamento — è una cifra che oggi sembra quasi impossibile. Come si spiega una permanenza così lunga?

Mimi

Casini stesso dice che la cosa difficile non era arrivare o restare, ma sapere quando fermarsi. Ha attraversato dieci legislature, il che significa che ha mantenuto il consenso dei suoi elettori e delle forze che lo sostenevano. Era senatore indipendente del centrosinistra negli ultimi dieci anni.

Luke

Ma qui bisogna essere precisi: non sappiamo esattamente quanti voti ha preso alle ultime elezioni, né come si è evoluto il suo consenso nel tempo. Sappiamo che è stato riconfermato, ma i numeri specifici non sono nel pezzo.

Mark

E la questione del Quirinale? Era davvero un candidato credibile?

Mimi

Secondo il pezzo, era considerato uno dei candidati più accreditati. Ma Casini stesso dice che al Quirinale non ci si candida, si viene eletti — è un principio costituzionale.

Luke

Esatto, e quella è una risposta che chiude il discorso piuttosto che aprirlo. Non sappiamo se avrebbe accettato una candidatura se proposta, o se stava semplicemente precludendosi quella strada.

Mark

Cosa significa che «tempi nuovi richiedono personalità più in sintonia»?

Mimi

Casini sta dicendo che le prossime elezioni richiederanno candidati più allineati con i progetti politici dei partiti. Lui, come figura indipendente di lungo corso, non si sente più in sintonia con questo nuovo ciclo.

Luke

Ma non sappiamo se questa è una sua valutazione genuina o una cortesia verso il centrosinistra che lo ha sostenuto. Il pezzo non chiarisce se il centrosinistra gli ha chiesto di non ricandidatsi, o se è stata una sua decisione autonoma.

Mark

Continuerà a fare politica?

Mimi

Dice che la politica è una passione che non abbandona. Parla di difendere la democrazia liberale, la giustizia sociale, la pace. Ma non specifica come.

Luke

Giusto — non sappiamo se intende restare nel Pd, se farà consulenza, se scriverà, se avrà un ruolo istituzionale. È una dichiarazione di principio, non un piano concreto.

  • Dopo dieci legislature consecutive, uno dei politici più longevi d'Italia annuncia che non si ricandiderà, chiudendo un'era che dura dal 1983.
  • La scelta arriva in un momento di ridefinizione del centrosinistra, dove nuove personalità devono prendere il posto di figure storiche ormai distanti dalle dinamiche dei partiti attuali.
  • Casini non si ritira dalla vita pubblica: continuerà a difendere la democrazia liberale e i valori occidentali, che considera minacciati sia dall'esterno che dall'interno.
  • Sul Quirinale — dove tra due anni si voterà per il nuovo presidente della Repubblica — Casini chiude ogni speculazione con una massima costituzionale: al Colle non ci si candida, si viene eletti.

Dopo quarantatré anni ininterrotti tra i banchi del Parlamento italiano, Pier Ferdinando Casini sceglie di non ricandinarsi, riconoscendo che ogni stagione politica porta con sé il proprio tempo e i propri protagonisti. L'ex presidente della Camera, figura tra le più longeve della Repubblica, non abbandona le proprie convinzioni — la democrazia liberale, la pace, la giustizia sociale — ma cede il passo a chi meglio incarna le formazioni del presente. Nel gesto del ritiro, Casini offre una lezione rara: saper riconoscere il momento in cui farsi da parte è forse la forma più alta di saggezza politica.

Pier Ferdinando Casini ha scelto di fermarsi. Con una lettera pubblica e un'intervista al Corriere della Sera, il senatore del Partito Democratico ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche, ponendo fine a una presenza parlamentare ininterrotta che dura dal 1983 — quarantatré anni, dieci legislature, un record di longevità senza eguali nella storia repubblicana recente.

Casini riconosce con autoironia che in molti si aspettavano questa decisione prima. Ma spiega che fin da giovane ha sempre considerato il momento più difficile della politica non l'arrivo né la permanenza, bensì il saper riconoscere quando è giusto andare. Quel momento, dice, è adesso. Il centrosinistra che lo ha sostenuto come senatore indipendente merita ora figure più in sintonia con le formazioni che si presenteranno agli elettori.

Il ritiro dalla competizione elettorale non significa però silenzio. Casini annuncia che continuerà a impegnarsi per la democrazia liberale, la giustizia sociale, la pace e i valori di un Occidente che giudica sotto pressione. E sulla presidenza della Repubblica — per cui è stato a lungo indicato come candidato naturale — risponde con una massima che chiude ogni speculazione: in Italia, al Quirinale non ci si candida. Si viene eletti.

Pier Ferdinando Casini ha deciso. Dopo quarantatré anni ininterrotti in Parlamento, il senatore del Partito Democratico non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. L'annuncio arriva attraverso una lettera pubblicata su Quotidiano Nazionale e un'intervista al Corriere della sera, dove Casini spiega con chiarezza la ragione della sua scelta: «È giusto che il mio cammino si fermi qui».

Eletto per la prima volta nel 1983, Casini è il parlamentare più longevo ancora in carica. Ha attraversato dieci legislature consecutive, costruendo una carriera politica che lo ha portato alla presidenza della Camera dei Deputati, anche se mai a ricoprire incarichi di governo. La sua permanenza a Palazzo Madama, dove siede come senatore indipendente sostenuto dal centrosinistra negli ultimi dieci anni, rappresenta una delle traiettorie più durature della politica italiana contemporanea.

Nella sua riflessione pubblica, Casini riconosce con un certo autoironia che molti avrebbero pensato che si fermasse prima. «Probabilmente hanno ragione», ammette. Ma spiega che fin da giovane ha sempre ritenuto che il momento più difficile in politica non fosse arrivare o nemmeno restare — sebbene restare, sottolinea, non si sia rivelato così semplice — bensì identificare il momento giusto per fermarsi. Quel momento, a suo giudizio, è arrivato.

Le ragioni della scelta sono legate al contesto politico che si sta delineando. Casini esprime gratitudine verso il centrosinistra che lo ha sostenuto, ma osserva che «tempi nuovi richiedono personalità più in sintonia con le formazioni politiche che si presenteranno agli elettori». Non è una ritirata dalla politica tout court, però. Casini sottolinea che l'impegno politico rimane una passione che non abbandona. Continuerà a battersi per la democrazia liberale, per la giustizia sociale in un mondo segnato da disuguaglianze inaccettabili, per la pace e la convivenza tra i popoli, e per i valori di un Occidente che, a suo dire, affronta minacce sia esterne che interne.

Una domanda inevitabile emerge durante l'intervista: tra due anni si voterà per il Quirinale, e Casini è stato a lungo considerato uno dei candidati più accreditati per la presidenza della Repubblica. La sua risposta è netta e storica. «Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti». Con questa osservazione, Casini chiude la porta a qualsiasi speculazione sulla sua possibile candidatura al Colle, ribadendo un principio costituzionale che ha caratterizzato le elezioni presidenziali italiane: il capo dello Stato non emerge da una campagna esplicita, ma dalla convergenza delle forze politiche.

È giusto che il mio cammino si fermi qui
— Pier Ferdinando Casini
Tempi nuovi richiedono personalità più in sintonia con le formazioni politiche che si presenteranno agli elettori
— Pier Ferdinando Casini
Al Quirinale non ci si candida, si viene eletti
— Pier Ferdinando Casini
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