A Cinecittà i costumi di scena da Il diavolo veste Prada 2 a Barbarella

L'oro non è semplice: è architettura indossabile
I costumi di Il diavolo veste Prada 2 trasformano chi li indossa in figura scultorea attraverso monili e strutture elaborate.
Mark

Perché una mostra sui costumi di scena proprio adesso? Cosa c'è di nuovo nel raccontare il cinema attraverso gli abiti?

Mimi

Perché gli abiti sono il primo linguaggio che lo spettatore vede. Prima ancora di ascoltare una battuta, il costume racconta chi è il personaggio, in quale mondo vive, quale epoca, quale classe sociale. E questi non sono disegni: sono i veri abiti che gli attori hanno indossato.

Luke

Ma quanto di questo è documentato? Sappiamo davvero che questi pezzi sono gli originali, o sono ricostruzioni successive?

Mimi

La fonte dice che provengono dai repertori delle sartorie storiche come Farani e Peruzzi, e dalla Pikkio per i gioielli. Sono conservati presso queste aziende.

Mark

E il legame con la moda contemporanea che menzioni? Come un costume di trent'anni fa ispira Lady Gaga?

Mimi

I costumi di Il diavolo veste Prada 2 sono stati creati per il film, ma gli stessi gioielli e lo stesso linguaggio visivo sono stati utilizzati anche nelle scene della Milano Fashion Week e nella performance di Lady Gaga. È come se il cinema e la moda contemporanea parlassero lo stesso linguaggio.

Luke

Attento: la fonte dice che i costumi "sono stati d'ispirazione". Non dice che Lady Gaga ha indossato gli stessi pezzi. È una connessione suggerita, non una certezza.

Mimi

Giusto. Quello che è certo è che Molly Rogers, la costumista, ha usato la Pikkio per creare gli accessori, e la Pikkio è un'azienda che lavora sia per il cinema che per l'alta moda.

Mark

E Danilo Donati? Perché dedicargli uno spazio così importante?

Mimi

Perché quest'anno ricorre il centenario della sua nascita. Era un maestro, ha vinto due Premi Oscar. I suoi costumi per i film di Pasolini sono ancora oggi straordinari: tessuti grezzi, naturali, che creano un effetto di autenticità storica.

Luke

Ma la mostra è stata programmata prima di sapere che quest'anno sarebbe il centenario, o è stata costruita intorno a questa ricorrenza?

Mimi

La fonte non lo dice. Sappiamo solo che l'omaggio a Donati coincide con il centenario.

  • Costumi originali — non riproduzioni — di film celebri sono ora esposti al pubblico negli studi di Cinecittà, rendendo visibile e quasi tangibile la materia stessa del racconto cinematografico.
  • I gioielli dorati di Pikkio per Il diavolo veste Prada 2, tra cui un copricapo di strass a forma di cuore, dimostrano come il costume da set abbia già influenzato la Milano Fashion Week e le performance di Lady Gaga.
  • I cinque abiti di Barbarella firmati dalla Sartoria Farani e le armature in cuoio realizzate da Carlo Rambaldi ricordano che il costume cinematografico nasce dall'incontro tra discipline lontane: moda, scultura, effetti speciali.
  • Il centenario di Danilo Donati e il decennale della scomparsa di Ettore Scola offrono alla mostra una dimensione memoriale, con pezzi provenienti dai film di Pasolini, Sordi e Troisi che incarnano decenni di cinema popolare italiano.
  • La curatela di Barbara Goretti inserisce l'esposizione nel progetto permanente Cinecittà si Mostra, trasformando gli studi in un luogo dove la storia del cinema italiano si può leggere attraverso i suoi tessuti.

Negli studi di Cinecittà, custodi di un secolo di immaginario visivo, una mostra apre le porte a ciò che il cinema ha di più tangibile: i costumi veri, indossati dagli attori, tessuti di storie e di materia. Fino al 15 febbraio 2027, il pubblico romano può avvicinarsi all'artigianato italiano che ha vestito personaggi iconici — da Barbarella a Miranda Priestly — scoprendo come il confine tra schermo e mondo reale sia sempre stato più poroso di quanto si creda. È un invito a riconoscere nel filo, nel cuoio e nello strass la stessa ambizione narrativa che muove la scrittura e la regia.

Negli studi di Cinecittà a Roma, fino al 15 febbraio 2027, una mostra raccoglie i costumi originali di alcuni tra i film più memorabili del cinema italiano e internazionale. Non si tratta di riproduzioni: sono gli abiti veri, quelli che gli attori hanno indossato davanti alle telecamere, ora esposti perché il pubblico possa incontrare la materia stessa del racconto filmico.

Al centro della collezione spiccano i costumi creati per Il diavolo veste Prada 2 dalla costumista Molly Rogers, dominati dall'oro lavorato in forme scultoree. I pezzi provengono dalla Pikkio, storica azienda italiana di gioielli per cinema e alta moda: tra i più notevoli, un copricapo a cuore di strass firmato da Simone Picchio. Gli organizzatori sottolineano che queste creazioni hanno già dialogato con la Milano Fashion Week e con le performance di Lady Gaga, dimostrando come il costume cinematografico non resti confinato sullo schermo.

La mostra presenta anche cinque abiti di Barbarella, il film degli anni Sessanta che rese iconica Jane Fonda, realizzati dalla Sartoria Farani su disegno di Jacques Fonteray. Le armature in cuoio delle guardie furono affidate a Carlo Rambaldi, maestro degli effetti speciali, a testimonianza della natura collaborativa e interdisciplinare del costume da set.

Uno spazio significativo è dedicato a Danilo Donati, nel centenario della nascita: i suoi costumi per i film di Pasolini — lane grezze, juta, bottoni tintinnanti — vestivano Silvana Mangano nel Decameron e includono la pellanda indossata da Pasolini stesso nei Racconti di Canterbury. La mostra omaggia anche Ettore Scola nel decennale della scomparsa, con gli abiti di Alberto Sordi nel Marchese del Grillo e di Massimo Troisi nel Viaggio di Capitan Fracassa, entrambi firmati da Costumi d'Arte Peruzzi.

Curata da Barbara Goretti, responsabile di Cinecittà si Mostra e Miac, l'esposizione si inserisce nel progetto permanente che racconta la storia del cinema italiano attraverso i suoi tessuti, rivelando come più di mezzo secolo di artigianato abbia dato corpo a creazioni capaci di attraversare lo schermo e trasformare la cultura visiva contemporanea.

Negli studi di Cinecittà a Roma, fino al 15 febbraio 2027, una mostra riunisce i costumi originali che hanno vestito i personaggi di alcuni tra i film più memorabili del cinema italiano e internazionale. Non si tratta di riproduzioni o di pezzi storici conservati in archivio: sono gli abiti veri, quelli che gli attori hanno indossato davanti alle telecamere, ora esposti perché il pubblico possa toccare con lo sguardo la materia stessa del racconto filmico.

Al centro della collezione si trovano i costumi creati per Il diavolo veste Prada 2. La costumista Molly Rogers ha costruito un'intera architettura di accessori e indumenti dove l'oro è l'elemento dominante. Non oro semplice, ma oro lavorato in forme sorprendenti: monili, copricapi, strutture che trasformano chi le indossa in una figura quasi scultorea. Questi pezzi provengono dal repertorio della Pikkio, un'azienda italiana storica specializzata nella creazione di gioielli per il cinema, il teatro e l'alta moda. Uno dei pezzi più notevoli è un copricapo a forma di cuore firmato da Simone Picchio, fondatore della Pikkio Jewels, ricoperto di strass. Gli organizzatori della mostra sottolineano che queste creazioni hanno ispirato anche le scene della Milano Fashion Week e la performance di Lady Gaga, dimostrando come il costume cinematografico non rimane confinato sullo schermo ma dialoga con il mondo della moda contemporanea.

Accanto ai gioielli dorati di Prada, la mostra presenta i costumi di Barbarella, il film di fantascienza degli anni Sessanta che ha reso iconica Jane Fonda. Cinque capi della Sartoria Farani, disegnati da Jacques Fonteray, celebrano la sensualità femminile e la libertà creativa di quel periodo. Per le armature delle guardie del film, realizzate interamente in cuoio, fu coinvolto Carlo Rambaldi, il maestro italiano degli effetti speciali, a testimonianza di come il costume cinematografico sia il risultato di una collaborazione tra discipline diverse.

L'esposizione dedica uno spazio significativo a Danilo Donati, costumista e scenografo, in occasione del centenario della sua nascita. I costumi provengono dai film di Pier Paolo Pasolini e sono conservati presso la Sartoria Farani. Donati ha vinto due Premi Oscar e il suo linguaggio visivo si riconosce nell'uso di tessuti naturali grezzi: lane non trattate, juta, bottoni che suonano come campanellini. Nel Decameron, questi materiali vestono Silvana Mangano e Maria Gabriella Maione. Dai Racconti di Canterbury è in mostra una pellanda, un indumento tipico del tardo medioevo, che Pasolini stesso indossò nel ruolo di Geoffrey Chaucer, il padre della letteratura inglese.

La mostra include anche un omaggio a Ettore Scola nel decennale della sua scomparsa. Sono esposti gli abiti di Alberto Sordi nel Marchese del Grillo e quelli di Massimo Troisi nel Viaggio di Capitan Fracassa, entrambi realizzati da Costumi d'Arte Peruzzi. Questi pezzi rappresentano il legame profondo che Scola ha mantenuto con Cinecittà nel corso della sua carriera.

Secondo gli organizzatori, l'iniziativa propone una riflessione sul ruolo della materia nel costume cinematografico. Ripercorre più di mezzo secolo di sperimentazione attraverso i protagonisti della storia del cinema, della moda e dell'artigianato italiano, rivelando l'alta capacità di costumisti e artisti nel dare corpo a creazioni sorprendenti. La curatela è di Barbara Goretti, responsabile di Cinecittà si Mostra e Miac, con il contributo dell'Associazione italiana scenografi costumisti arredatori. L'esposizione si aggiunge alla collezione permanente di abiti creati e utilizzati dal mondo del cinema, parte del progetto Cinecittà si Mostra, nato con l'obiettivo di raccontare la storia e lo sviluppo del cinema italiano.

L'iniziativa propone una riflessione sul ruolo della materia nel costume cinematografico, ripercorrendo oltre mezzo secolo di sperimentazione attraverso alcuni protagonisti della storia del cinema, della moda e dell'artigianato italiano
— Gli organizzatori della mostra
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